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AS ROMA – QARABAG, CONFERENZA STAMPA DI DI FRANCESCO

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FLASHSPORT (di Stefano Ghezzi)

Di seguito le parole di Eusebio Di Francesco in conferenza stampa:

Un aggiornamento su Perotti e Nainggolan? Sono al 100%?
Sì, saranno entrambi convocati e a disposizione per il Qarabag. Ne siamo molto felici. Stiamo solo valutando Kolarov, oggi farà un ultimo allenamento. Era uscito un pochino affaticato dalla gara con la Spal, ma quasi sicuramente anche lui sarà della partita.

State pensando a un regalo che potrebbe farvi l’Atletico Madrid, battendo voi il Qarabag, per evitare una squadra inglese agli ottavi di finale?
Noi pensiamo solo a concentrarci su questa gara, alle nostre forze. Lo dico sempre ai miei calciatori, sia in Champions che in campionato. Il nostro destino passa dalle nostre mani e dalla nostra forza, poi quello che sarà sarà. Il nostro obiettivo è andare agli ottavi e vincere domani sera.

Quali rischi presenta la partita di domani?
Innanzitutto è una partita che va aggredita dall’inizio, con la nostra mentalità che ci ha accompagnato fino ad adesso. Cercheremo di non far respirare il Qarabag. Voglio una partenza determinata da parte della squadra, così i rischi saranno inferiori. Il Qarabag ha fatto molto bene in trasferta nell’ultimo periodo, soprattutto a Madrid dove stava anche vincendo una gara dove è rimasta per 30′ in 10. Non sono la squadra della prima gara contro il Chelsea, è da prendere con le molle con grande rispetto. Noi sappiamo che se giochiamo al massimo della nostra forza, possiamo prevalere.

Quanto è cambiata la sua squadra dalla vigilia della trasferta di Baku?
È cambiata tanto. Va dato anche grandissimo valore alla vittoria col Qarabag, che magari è stata un po’ sottovalutata inizialmente. In Champions e in Europa non è mai facile andare a vincere fuori casa. Quella vittoria ci ha dato consapevolezza e forza. La squadra sta assimilando al meglio quello che io sto chiedendo. Le parole di Daniele sulla mentalità sono emblematiche. La risposta la danno più loro che io.

Passare il turno domani sarebbe un risultato normale nelle aspettative o è oltre?
Sì, aspettiamo la partita di domani. Preferirei rispondervi alla prossima conferenza dopo aver passato il turno. Pessimismo a Roma? Non scherziamo. C’è sempre stato dall’inizio. Questo passaggio darebbe più forza a quello che stiamo facendo, però aspettiamo. Io sono sempre stato ottimista e continuo ad esserlo.

Sui tanti impegni.
Credo che ognuno di noi vorrebbe giocare in Champions e in campionato andando avanti. Non mi pongo questo problema. Voglio continuare a giocare ogni 3 giorni. Sono felicissimo di poter lavorare un pochino meno ma poter giocare di più.

Ieri ha fatto il suo ingresso sui social. Canterà sotto la curva?
Io canto sempre, è piacevole sentir cantare lo stadio. Ho scelto di entrare sui social ma li ho userò con molta parsimonia. Credevo di poter mandare un messaggio alla gente.

Florenzi ha giocato dal 1’ con la Spal, Peres domani è squalificato. Non è stato un rischio?
Se non corri rischi non fai l’allenatore. L’ho visto in crescita, gli ho voluto dare continuità. Avevamo avuto modo di lavorare su concetti difensivi importanti. Una scelta un po’ rischiosa ma l’ho voluta fortemente.

Quello che stanno facendo le squadre italiane in campionato forse è anche un po’ sottovalutato. C’è uno scoglio che lei ha superato in un momento della stagione?
Lo scoglio più grande è dentro lo spogliatoio. Daniele ha parlato del gruppo. Il voltare le spalle ai propri compagni non significa giustificarlo, ma capire il perché per non farli sbagliare più. Il nostro spogliatoio è una famiglia. La difficoltà era entrare nella loro testa. Le parole di Daniele mi confortano, credono in quello che stiamo facendo. Questo è lo scoglio che mi auguro di aver superato.

Quale squadra sceglierebbe per contendersi lo scudetto?
L’Inter ora è prima, quindi dico l’Inter.

 

A seguire le parole di Daniele De Rossi in conferenza stampa:

Sull’ultimo episodio hanno parlato tutti tranne te, a parte le scuse che avevi fatto a caldo. Volevi aggiungere un’ultima riflessione su quello che è accaduto a Genova? Come si riparte?
Come hai detto tu, io ho parlato per primo, non è che non ho parlato. Ho chiesto scusa, di più non posso fare. Se potessi tornare indietro lo farei, ma questo è. L’unica cosa che posso fare è concentrarmi sulle prossime partite, come ho sempre fatto. La prossima è davvero molto importante, quindi pensare a quello che è successo a Genova di sicuro non mi aiuterà e non aiuterà i miei compagni.

Ti ha fatto piacere lo striscione della curva Sud? Cosa vuoi promettere ai tifosi per il futuro? Giocherai ancora per 10 anni?
Certo, mi ha fatto molto piacere. Quando ho avuto momenti di difficoltà, loro sono sempre stati chiari e fermi nello schierarsi dalla mia parte. Non può che farmi piacere. Ero a casa, non ero allo stadio perché non potevo scendere giù negli spogliatoi, ma sono stato felice. Mi ha fatto molto piacere. Promesse? Meglio non farne, soprattutto nel calcio dove non tutto dipende da te. Anche se domani sera dipenderà tutto da noi.

Come si prepara mentalmente una partita come quella di domani?
Come tutte le partite importanti che giochi. Non la prepari diversamente da un derby, da un Roma-Juve o un Roma-Milan. Sono partite importanti che a livello tattico sono abbastanza delineate. Devi vincere, devi aggredire. Soprattutto quest’anno, noi abbiamo un modo di affrontare le partite sempre molto simile che ci ha dato grande convinzione. Non abbiamo da preparare una partita di contropiede, o una offensiva, una di attesa. Bene o male siamo quelli, e credo sia anche uno dei nostri punti di forza in questo avvio di stagione.

Sedici anni fa facevi il tuo esordio assoluto con la Roma proprio in Champions League. Qual è il tuo rapporto con questa competizione?
Mi ha regalato grandi serate di gioia, ma anche grosse e cocenti delusioni e un paio di brutte figure. Ma sempre in linea con la nostra realtà, la nostra dimensione. La realtà della Roma è una realtà che non ti permette di fare troppi voli e troppi sogni su questa competizione, ci sono squadre più attrezzate. Secondo me la gara di domani è passaggio fondamentale per la nostra dimensione europea. Ci è capitato tante volte di passare il turno dopo il girone, di battere il Real Madrid agli ottavi, anche il Lione. Ma un girone del genere non me lo ricordo. Sarebbe una bella immagine da esportare in Europa, di una squadra che ha saputo eliminare l’Atletico Madrid, che ha saputo mettere in difficoltà il Chelsea. Una squadra che ha passato un girone di grande spessore. Ma prima passiamolo, poi potremo ricordarla come una delle mie migliori serate in Champions League.

Lei qualche mese fa disse che sarebbe stato molto complicato sostituire uno come Spalletti. Ora Spalletti è primo in classifica, ma immagino che Di Francesco le stia facendo cambiare idea. Aveva un po’ ragione e un po’ torto?
Avevo ragione, non avevo un po’ ragione e un po’ torto. Era complicato, non ho detto che fosse impossibile. In quei giorni si parlava di quell’allenatore, che passava anche come uno sprovveduto o come uno che aveva fatto danni a Roma. Qualche casino l’ha fatto lo scorso anno. Sapete cosa è successo, del clima un po’ particolare con Francesco (Totti, ndR). Ne abbiamo risentito un po’ tutti, però in quel momento ci tenevo a puntualizzare quanto fosse stato buono il suo lavoro. Il fatto che io abbia detto che fosse e non impossibile è la dimostrazione di quanto stiamo facendo quest’anno. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Ora facciamo gli scongiuri per domani, ma credo che i primi 6 mesi del mister siano i migliori che abbia fatto un allenatore nei suoi primi 6 mesi a Roma. Anche lo Spalletti-bis non è iniziato così bene, l’anno scorso abbiamo zoppicato un po’ alla partenza. Purtroppo quest’anno ci sono squadre che hanno vinto praticamente tutte le partite, quindi non siamo primi in classifica. Se fossimo partiti così l’anno scorso, magari avremmo vissuto i primi 6 mesi da capolista.

Domani dovrebbe arrivare l’ok per lo stadio della Roma. C’è la speranza che possa giocarci De Rossi?
È molto importante per la Roma, ma non è la nostra priorità ora. Nel 2021 avrò 38 anni, mi sembra un po’ difficile. Anche se mentalmente e fisicamente sto bene, però poi ci sono altre problematiche e di qualità che devi avere per giocare fino a 38 anni. L’importante è giocare gli ottavi di finale.

Con la somma delle squalifiche hai quasi perso una stagione. Questo tuo lato del carattere ti ha più giovato o più nociuto?
Un giocatore che gioca 16 anni e prende 2 giornate di squalifica all’anno. La matematica è evidente. Non ho saltato un anno della mia carriera. Ho fatto cose che l’hanno fatto sembrare più grandi. Non ho saltato un anno, avete scritto male. Ho anche pagato quando ho sbagliato. Domani sarò presente in campo, o comunque nello spogliatoio.

Ci sono due tipi di calcio?
È risaputo che il calcio che viviamo noi sia diverso da quello che conoscete voi. Ci sono giocatori eroici che poi nello spogliatoio se la fanno sotto. Noi sappiamo veramente quello che succede. Chi mi conosce mi considera un buon compagno, ma non ho jolly da giocarmi. Ho pagato e pagherò. Ho la sensazione che i miei compagni mi ritengano una persona perbene, uno che non gli volterebbe le spalle se succedesse a loro. Mi schiero sempre dalla parte dei miei compagni.

Si è posto un obiettivo da qui alla fine della carriera? Non smette finché non vince cosa?
Non so se sarebbe realistico. Ho sempre detto che vorrei smettere prima di non farcela più. Se fai più fatica e fai male a 34/35 anni, dal mio punto di vista, non sarei mai legato a questo lavoro a tal punto da farlo stando male. Quest’anno mi diverto. Dire ‘non smetto finché non vinciamo lo scudetto’ sarebbe da folli. Mi auguro di vincerlo il prima possibile. Se fosse impossibile, forse avrei già messo. Secondo me non è impossibile che succeda.

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Stefano Ghezzi

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