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NON SOLO LE F1 SI TRASFORMANO, MA ANCHE LE MOTO…IN ELETTRICHE

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FLASHSPORT (di Stefano Ghezzi)

Rivoluzione nella Moto GP. Provate a immaginare la Yamaha del futuro di Valentino Rossi che vi passerà silenziosamente davanti agli occhi con un innovativo motore elettrico. Niente più brividi né pelle d’oca, sembra impossibile innamorarsi di una moto da corsa che non fa rumore. Lo scorso week end guardavo la Formula E riflettendo sull’effetto che questo campionato genera fra gli appassionati di motori.

Prepariamoci, perché pare seguirà una versione elettrica della MotoGP già dal 2019. Ovviamente sarà una classe aggiuntiva, inserita nel Motomondiale. Si parla di monomarca e la griglia sarà formata da sette team satellite MotoGP più i primi quattro della Moto2, per correre 12 gare sui circuiti d’Europa, con doppia manche e la definizione di Coppa del Mondo. E’ il futuro, si dice. Ma saremo veramente pronti ad accogliere l’elettrico da corsa ? Già più di 10 anni fa l’elettrico c’era già e si diceva esattamente la stessa cosa: “è il futuro!”. ma questo ‘futuro’ ancora non è arrivato. In pochi sanno che allora esisteva un campionato del mondo; nel 2006 ci sono stati protopi come la wild card a Magione. Aveva un telaio Cagiva Mito e un motore a corrente continua derivato da quelli usati sui muletti industriali, ovviamente modificato, per raggiungere 5.500 giri e una potenza pari a 90 cv.

Aveva una corona di trasmissione grande quasi quanto la ruota e raggiungeva una velocità di 150 all’ora. Il miglior tempo effettuato era circa quindici secondi più lento rispetto all’1 e 14 fatto con l’Aprilia Tuono. Era su gara corta, 12 km appena, perché poi le batterie si scaricavano. Niente giro di allineamento né ricognizione, e in caso di pioggia la partenza era a rischio per il pericolo di scossa! Sotto alla carenatura, al posto del motore, c’erano 8 batterie in serie da 96 volt che portavano la moto a pesare anche oltre i 220 kg.

Lo spettatore, al passaggio della moto elettrica, sente solo spostare una massa d’aria, oltre al rumore del movimento della catena e lo slider del ginocchio che sfrega a terra. Come può emozionarsi ? Per vincere dovevi essere un pennello nella guida come Biaggi o Lorenzo, perché chi violentava freni e acceleratore restava a secco di voltaggio e si fermava. L’ingegner Carlo Luzzi del Team Honda HRC, prima elettronico di Stoner e oggi di Marquez, disse a suo tempo che già allora il motore ideale era elettrico, per quella linearità e progressione di potenza che non trova paragone nella meccanica. E oggi il livello di questi propulsori è davvero notevole.

Peccato però. L’odore di olio bruciato e di benzina uscente dagli scarichi, mancherà a chi sugli spalti attende con ansia la gara per la propria adrenalina.

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Stefano Ghezzi

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